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Eleonora d'Arborea

Cagliari

Karl  MARX : Economia capitalistica e condizione operaia

 

    Sono  i  Manoscritti economico-filosofici(1844, pubblicati nel 1932 )  a segnare il passaggio a una critica radicale del capitalismo, denunciandone i limiti con la condizione disumana in cui è costretta la classe lavoratrice e a prospettarne la  sostituzione con il comunismo.

    Già negli “Annali franco-tedeschi”, Marx  aveva spiegato, servendosi di un linguaggio in gran parte ancora hegeliano,  come l’ “uomo”  viva nella nostra società una condizione di “scissione”fra quella di cittadino di cui gode astrattamente dei diritti di uguaglianza formale ( falsa universalità della Stato ) e quella della società civile, dove prevale la disuguaglianza sostanziale dell’egoismo e dell’interesse individuale ( borghese ).

    E’ nei “Manoscritti”, però, che  Marx sviluppa una  critica più puntuale all’economia politica classica come era stata elaborata da Smith e  Ricardo e fatta propria dai regimi  borghesi del tempo. Utilizzando il concetto di “alienazione”, ancora di derivazione hegeliana, Marx  spiega come in regime capitalistico il lavoratore viva una condizione di completa estraniazione dal suo lavoro e da se stesso ( alienazione ). Partendo dal presupposto materialistico ( di derivazione illuministica ) che l’essenza dell’uomo non risieda nel possesso di  un principio spirituale derivato da Dio ( identificato nelle religioni positive come  anima”)  quanto nell’attività che egli svolge nella trasformazione dei prodotti naturali per il suo sostentamento (  cioè nel “lavoro ),  Marx, si chiede quali siano oggi, in regime capitalistico, queste  condizioni. La risposta è che il lavoro si svolge in una situazione di alienazione. L’estraniazione del lavoratore è nei confronti di se stesso ( della sua umanità ) e   della sua attività ( del suo lavoro ) che gli è diventata ostile. Infatti, questa, invece di permetterne la realizzazione in termini di sviluppo e di  emancipazione dalle forze  condizionanti della natura ( sviluppo storico ) finisce per rivoltarglisi contro e per renderlo schiavo. Le condizioni del lavoratore sono quelle di semplice  appendice del processo produttivo ( una parte della “macchina produttiva” ), non di attore.  Ciò  lo priva delle sue qualità spirituali più profonde (di intelletto, d’arte, etc. ), in altre parole, della sua essenza, della sua umanità. 

 

 

 

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