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Eleonora d'Arborea

Cagliari

 

   Con “L’ideologia tedesca( 1845-46) e il Manifesto del partito comunista( 1848 ), Marx sviluppa quella che sarà chiamata la Concezione materialistica della storia, cioè la giustificazione teorica di un nuovo e diverso  modo di interpretare la storia.

   Nell’Ideologia tedesca ( Bruxelles ), Marx conduce una critica al “modo tipico di pensare tedesco”, cioè all’ideologia.  “Ideologico” sarebbe  nello studio della storia qualsiasi discorso che si fondi non sul suo  “movimento reale” ma sulle sue rappresentazioni   ( esemplarmente, nella filosofia idealistica di Hegel la storia si sviluppa come manifestazione dell’Idea/Spirito ). L’analisi di Marx, invece, consiste nella necessità di dover  cogliere le basi reali ( materiali )  sulle quali si fonda la struttura  dell’attività umana sulla quale, successivamente, si costituiranno le ideologie: cioè l’idea di Dio, dello Stato, del bello, etc. La struttura è l’economica, cioè la base reale della produzione materiale che permette l’esistenza concreta  dell’uomo; l’ideologia ( la sovrastruttura ), le rappresentazioni che egli si crea in quelle determinate condizioni storiche di esistenza. Essa non ha un suo autonomo ed originale sviluppo ( come invece ha voluto che fosse la filosofia di Hegel dove la storia è “fenomenologia” dello “Spirito-Idea” ). Al di fuori delle condizioni che  le hanno rese possibili, l’idea di Dio ( per es. del Cristianesimo), dello Stato ( per es. del governo delle Signorie ), etc., decadono. Solo l’idea del bello resiste, spiega Marx. Le produzioni artistiche  del Rinascimento possono continuare ad esistere anche ai nostri giorni. Tutti i modi di pensare sono  frutto della storia, cioè delle condizioni materiali che ne hanno permesso la nascita. Mutate queste condizioni, le rappresentazioni ideologiche sovrastrutturali,  cessano di esistere. La critica all’ideologia, come si vede, è radicale e totale. La storia assume una prospettiva materialistica.

   Questa visione della storia è ripresa nel “ Manifesto”. In quest’opera, con una prosa  brillante, talora  prolissa, Marx   esalta i successi cui è andato incontro il capitalismo nell’età moderna  cogliendone  però anche i segni della sua dissoluzione.  Se la borghesia, spiega, “ha modificato la faccia della terra in una misura che non ha precedenti nella storia mostrando ai popoli che cosa possa l’attività umana”, Aggiungendo che “ Ha compiuto ben altre meraviglie che le piramidi d’Egitto, gli acquedotti di Roma e le cattedrali gotiche…Agevolando le comunicazioni e trascinando nella civiltà tutti i paesi, assoggettando l’Oriente e l’Occidente” essa,  ha anche posto, però, spiega, le basi della sua rovina. Ha, infatti, assoggettato la campagna alla città, creato agglomerati urbani immensi,  imposto i suoi interessi alle altre classi sociali. In una parola ha posto le basi della sua dissoluzione proprio con il suo stesso sviluppo.

   In questa lettura/interpretazione della storia acquista fondamentale importanza il concetto di Lotta di classe. E’ essa il motore dei cambiamenti e dell’evoluzione della storia umana, dai tempi più antichi alla realizzazione del comunismo moderno, quando si assisterà al superamento della divisione della  società in classi. “La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotta di classe. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba… condussero una lotta ininterrotta…lotta che ogni volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria  di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta.”

   Sarà il comunismo, che Marx  non descriverà mai nei particolari concreti di esistenza, a porre le basi del superamento  delle classi e del conflitto che da sempre ne ha accompagnato la storia. 

Nota n. 3.

La Storia, giustamente, qualcuno dice, a questo punto  diventa filosofia della storia. Un auspicio, possiamo forse dire noi, più che una realtà: un’utopia.

 

 

 

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