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Nel
1929 Wittgenstein tornò all’insegnamento con molte idee nuove
su cui lavorare. Una serie di questi spunti si trovano nel Blue
book, nel Brown book e nella Grammatica filosofica. Ma per molti
versi l’esito più maturo si trova in un’opera che
Wittgenstein pensava di pubblicare: le Ricerche filosofiche.
Questo scritto uscì postumo nel 1953.
Sicuramente
le Ricerche rivelano un nuovo orientamento filosofico e anche
uno stile di scrittura più articolato (vedi sotto). Ma ad una
attenta analisi non sono pochi gli elementi di continuità col
Tractatus, per esempio il rifiuto della metafisica e la
negazione che vi siano problemi di pertinenza della filosofia,
la quale ha senso solo come attività di analisi linguistica. È
bene quindi usare con cautela l’espressione, molto frequente,
che si riferisce a un “secondo Wittgenstein”, opposto a un
“primo Wittgenstein”, quello del Tractatus.
Certo,
si tratta di comprendere in che senso Wittgenstein parli, nella
prefazione delle Ricerche, di “gravi errori” del Tractatus e
su quali punti vi sia ora un netto dissenso nei confronti delle
posizioni precedenti.
Nota:
le Ricerche
filosofiche – da considerarsi, a causa della morte di
Wittgenstein, opera incompleta – è divisa in due sezioni
(Parte prima e Parte seconda), precedute da una Prefazione
dell’autore. La Parte prima contiene osservazioni numerate, di
lunghezza variabile, che l’autore stesso considera come
paragrafi. La Parte seconda indica le varie riflessioni con
numeri romani. Wittgenstein
non fa economia di parole, come nel Tractatus,
ma lo stile è comunque scarno, diretto, asciutto. Abbondano
esempi, metafore, domande. Spesso l’autore si rivolge al
lettore (o a se stesso?) con termini tipo: considera; immagina;
supponi; rifletti.
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