| Lo
stato di cose
(sachverhalt) è una configurazione possibile di oggetti, ossia
di enti o cose. È un nesso di oggetti (cfr. 2.01).Come
abbiamo già osservato, la cosa non ha nel mondo, e
parallelamente nello spazio logico linguistico, un’esistenza
in sé, isolata. Essa è costitutivamente parte di una
situazione possibile. Tale situazione è lo stato di cose (Cfr.
2.0122; 2.0123). A
riguardo Wittgenstein osserva che “se le cose possono
occorrere in stati di cose, ciò deve già essere in esse”
(2.0121), il che significa che la cosa ha intrinsecamente la
proprietà di entrare in relazione con altri oggetti. Se diciamo
che la
penna è sul tavolo,
ciò vuol dire che è possibile per un oggetto (penna) trovarsi
in un determinato stato relazionale con un altro oggetto
(tavolo). Così
come non possiamo concepire oggetti spaziali fuori dello spazio
o oggetti temporali fuori del tempo, allo stesso modo non
possiamo pensare alcun oggetto fuori della possibilità di un
suo nesso con altri (cfr. 2.0121). La
possibilità di un oggetto di far parte di stati di cose è
detta da Wittgenstein forma
dell’oggetto
(cfr. 2.0141).
Il
linguaggio riflette la forma logica del mondo: in generale
possiamo dunque dire che se gli oggetti (assunti come
“semplici”) possono combinarsi in stati di cose, così i
nomi possono riflettere tale combinazione all’interno di una
espressione linguistica. C’è dunque una comunanza di forma
logica tra mondo e linguaggio (cfr. 2.022). In particolare
possiamo poi dire che una determinata proposizione
rispecchia uno stato di cose, perchè ha con esso una identità
di struttura.
Per struttura si intende il modo in cui gli oggetti si combinano
in un fatto e, dunque, i nomi in una proposizione.
La
forma è la possibilità della struttura (2.033).
Approfondimento
1.
L’insieme degli stati di cose sussistenti
non è altro che il mondo (cfr. 2.04).
2.
Le proposizioni (espressioni linguistiche di senso
compiuto) rispecchiano stati di cose. Se uno stato di cose
sussiste (ed è, quindi un fatto),
allora la proposizione che lo descrive è vera, in caso
contrario è falsa.
3.
Noi
ci facciamo dunque immagini
dei fatti o stati di cose. L’immagine può essere pensata come
un modello della realtà (cfr. 2.12), allo stesso modo in
cui un modellino di stazione rappresenta la stazione reale (per
quanto in questo caso abbiamo ancora a che fare con cose, mentre
nell’immagine linguistica operiamo su segni che stanno
per cose).
Gli elementi dell’immagine
(che sono in connessione tra loro), sono in relazione con gli
oggetti della realtà, la
cui connessione determina
uno stato di cose.
4.
L’immagine è essa stessa un fatto (cfr. 2.141).
Ma è un fatto che può raffigurare altri fatti.
5.
L’immagine che raffigura un fatto ha in comune con esso
una determinata forma logica (alla connessione degli elementi dell’immagine corrisponde una connessione di
oggetti nella realtà). Un’immagine spaziale può raffigurare quanto
è nello spazio, una cromatica quanto è relativo ai colori,
etc. (cfr. 2.171).
6.
Ciò che l’immagine rappresenta è detto da
Wittgenstein il senso
dell’immagine (cfr. 2.221)
7.
Un’immagine non è mai vera a
priori. Per riconoscere se un’immagine è vera o meno
dobbiamo confrontarla con la realtà (cfr. 2.221; 2.225)
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