| Dal
quadro che andiamo delineando, ripercorrendo gli aforismi di
Wittgenstein, comincia ad emergere una chiara corrispondenza tra
il mondo concepito come totalità dei fatti e il linguaggio
visto come totalità delle proposizioni.
C’è
un mondo. Di esso non siamo in grado di dire cosa
esso sia, ma siamo in grado di pensarlo come
lo spazio logico
dei fatti. Possiamo farci immagini di determinati stati di cose
ed esprimere tali immagini in proposizioni. La condizione è che
la proposizione abbia in comune col mondo che descrive una
medesima struttura logica. Come si è già detto, un modellino
di una stazione ferroviaria può rappresentare la stazione vera
riproducendone, in qualche modo congruo, gli elementi e le loro
relazioni.
Wittgenstein
inizia il commento di questa sezione asserendo che La
totalità delle proposizioni è il linguaggio
(4.001).
Prosegue facendo
notare che l’uomo possiede la capacità di costruire linguaggi
al fine di descrivere determinati aspetti della realtà. Il
linguaggio comune, che dal punto di vista fisico è un fenomeno
fonico, gli appare come una parte dell’organismo umano del
quale possiede la stessa complessità. Il linguaggio funziona al
di là del significato delle singole parole (che spesso è
implicito). Come le parole significano non è immediato da
comprendere e da spiegare. Allo stesso modo parliamo senza
essere consapevoli di come i singoli suoni sono emessi. Il
linguaggio richiede inoltre delle intese
tacite tra i
parlanti che appaiono enormemente complicate da analizzare (cfr.
4.002).
Per
quanto complessa sia la natura del linguaggio, per mezzo delle
proposizioni riusciamo a raffigurarci la realtà:
La
proposizione è un’immagine della realtà.
La
proposizione è un modello della realtà quale noi la pensiamo (4.01)
Approfondimento
1
1.
Il linguaggio appare a Wittgenstein come speculare
rispetto alla realtà, nel senso che il pensiero e la
proposizione che lo esprime riproducono la struttura di un
determinato stato di cose.
2.
Le proposizioni raffigurano fatti, e come questi sono
composte da elementi semplici: agli oggetti della realtà
corrispondono i nomi della proposizione. Così come gli oggetti
stanno tra loro in relazioni reciproche (costituendo uno stato
di cose), allo stesso modo i nomi assumono un significato
all’interno del segno proposizionale.
3.
Il linguaggio è un’immagine della realtà.
Ma in che senso?
È chiaro – ma è bene notarlo –
che i nomi sono qualcosa di diverso rispetto agli oggetti (o
cose), così come le proposizioni non sono la stessa cosa dei
fatti a cui rimandano. Il
linguaggio è dunque immagine della realtà nel senso che ne
costituisce una rappresentazione logica. Ciò è possibile perché
tra i due piani, linguistico e fattuale, si presuppone esservi
una comunanza di struttura gica.
Per lo stesso motivo sarà possibile passare da un piano
all’altro e tradurre la realtà fattuale in linguaggio e
il
linguaggio in realtà fattuale.
È lo stesso Wittgenstein a fornire l’esempio della
notazione musicale: sulla carta da musica vediamo dei
segni grafici che sono un’immagine di una realtà
sonora; i segni non sono le note, ma le rappresentano; i
rapporti sintattici tra
i segni riproducono le relazioni tra i suoni. Tali rapporti e
relazioni sono espressione
di una medesima
struttura logica che permette
di mettere per iscritto la musica o, viceversa, di tradurre in
suoni in segni grafici (naturalmente bisogna conoscere le
regole del suonare e dello scrivere musica).
Lo stesso esempio può essere esteso al disco
fonografico.
Nell’esservi
una regola generale – mediante la quale il musicista può
ricavare dalla partitura la sinfonia; mediante la quale si può
derivare dal solco del disco la sinfonia e di nuovo, secondo la
prima regola, la partitura – appunto in ciò consiste
l’interiore somiglianza di queste conformazioni,
apparentemente tanto diverse. E quella regola è la legge
della proiezione,
la legge che proietta la sinfonia nel linguaggio delle note.
Essa è la regola della traduzione del linguaggio delle note nel
linguaggio del disco fonografico. (4.0141;
corsivo mio)
La
possibilità di tutte le similitudini, di tutta la figuratività
del
nostro modo di espressione, risiede nella logica
della raffigurazione.
(4.015;
corsivo mio).
oche
pagine prima Wittgenstein affermava:
[..]
la proposizione è il segno proposizionale nella sua relazione
di proiezione
al mondo. (3.12)
Con
maggiore precisione siamo ora in grado di pensare alla
proposizione come a una descrizione di uno stato di cose (cfr.
4.023).
La
proposizione deve essere confrontata con la realtà. Essendo una
immagine della realtà, può essere stabilita come vera o come
falsa. Sarà vera se descrive un fatto, in caso contrario sarà
falsa.
Una
proposizione che raffigura, rappresenta o descrive uno stato di
cose possibile e che, quindi, potrà essere vera o falsa, è
sempre dotata di senso (cfr. 4.031).
Dunque
una proposizione è dotata di senso se potrà stabilirsi la sua
verità o falsità: è chiaro, allora, che per Wittgenstein
l’avere senso è distinto dall’essere vero, dato che anche
una proposizione falsa esprime un senso se rimanda a una realtà
possibile.
Oggi piove può essere falsa un dato giorno, ma
vera un altro.
La
descrizione di uno stato di cose possibile che risulta essere
vero è dunque la descrizione di un fatto del mondo.
La proposizione è la descrizione di uno stato di cose. (4.023).
Comprendere una proposizione vuol dire saper che
accada se essa è vera. (4.024)
Nella proposizione una situazione è come composta
sperimentalmente. (4.
031)
La proposizione rappresenta il sussistere e non
sussistere degli stati di cose. (4.1)
Approfondimento
2
- In questa sezione del Tractatus,
Wittgenstein sta analizzando la proposizione semplice
o atomica. Una proposizione è detta
semplice o atomica quando descrive un singolo accadimento
del mondo o stato di cose come, ad esempio: La
penna è sul banco.
- Quando la proposizione descrive due o più stati di
cose interconnessi, essa si dirà complessa
o molecolare, come ad esempio: La penna è sul banco e il libro è nello scafale
La
verità o meno di questo tipo di proposizioni è in funzione di quella delle
proposizioni che la costituiscono.
Nel nostro esempio,
la proposizione complessa è data dalla semplice congiunzione di
due proposizioni, e sarà vera se entrambi sono vere e falsa se
anche solo una si rivelerà falsa.
- Segni linguistici come “e, o, se... allora,
se e solo se, non” risultano essere invariabili o costanti
e, in sede
Logica,
sono detti connettivi
o operatori.
All’interno
del discorso di Wittgenstein tali connettivi consentono la
ricostruzione della struttura logica del mondo, ma non sono
dotati di un significato proprio:
Il
mio pensiero fondamentale è che le «costanti logiche» non
siano rappresentanti; che la logica dei fatti non possa
avere rappresentanti. (4.0312)
Sviluppando
la sua analisi della proposizione, Wittgenstein giunge ora a un
punto molto importante del Tractatus:
La totalità delle proposizioni vere è la scienza
naturale tutta (o la totalità delle scienze naturali) (4.11)
La filosofia non è una delle scienze naturali.
(la parola a «filosofia» deve significare
qualcosa che sta sopra o sotto, non già presso, le scienze
naturali.) (4.111).
Se la proposizione (semplice o
complessa) è la descrizione di uno stato di cose possibile,
allora sarà sempre possibile dire se è vera (o falsa)
confrontandola con la realtà che descrive. La verifica delle
proposizioni e l’eventuale constatazione della loro verità
appare a Wittgenstein il procedimento caratteristico della
scienza naturale e non della filosofia.
In realtà su questo punto l’autore era già stato
chiaro in precedenza:
Il
più delle proposizioni e questioni che sono state scritte su
cose filosofiche è non falso, ma insensato. Perciò a questioni
di tal specie non possiamo affatto rispondere, ma possiamo solo
stabilire la loro insensatezza. Il più delle questioni e
proposizioni dei filosofi si fonda sul fatto che noi non
comprendiamo la nostra logica del linguaggio. (4.003).
La filosofia non parla di fatti, per cui manca di una
base empirica. Le sue proposizioni, non raffigurando stati di
cose, non esprimono per Wittgenstein un senso; sono in realtà
pseudoproposizioni, non false ma semplicemente insensate. La
filosofia sta sopra o sotto il piano
della scienza, mai sullo stesso.
La
filosofia però, pur non avendo oggetto proprio empiricamente
verificabile, può per Wittgenstein proporre una chiarificazione
logica dei pensieri. In tal senso essa non è una dottrina, ma
una attività (di analisi e chiarimento del linguaggio).
Approfondimento
3 :
Il
Calcolo proposizionale
Wittgenstein
dedica parecchie pagine del Tractatus all’analisi di una
sezione della logica detta calcolo proposizionale. Di tale
calcolo diamo qui di seguito alcuni elementi fondamentali.
- Il
calcolo prosizionale è un settore che opera con
proposizioni assunte come totalità non analizzate.
Le
proposizioni possono essere connesse tra loro (ottenendo
proposizioni complesse) mediante connettivi (o operatori, o
costanti logiche).
Su
questa base, con opportune regole è possibile sviluppare delle
argomentazioni logiche.
Nel
complesso il Calcolo delle proposizioni rappresenta uno studio
di schemi di ragionamento corretto.
Ci
si avvale di un simbolismo che permette di rappresentare la
forma logica delle proposizioni. In tal senso la forma logica
prescinde da contenuti specifici.
Il
libro è giallo è una proposizione che descrive un certo
contenuto. Si può rappresentare una qualsiasi proposizione di
qualsiasi contenuto descrittivo con il semplice simbolo p.
Lo
stesso può essere fatto per gli operatori e per tutti gli
elementi di un ragionamento. Avremo a che fare così con schemi
di ragionamento e non con ragionamenti dal preciso contenuto. Il
vantaggio è quello di poter lavorare sull’ossatura stessa dei
ragionamenti, senza inutili complicazioni, lungaggini ed
equivoci.
Ancora
un esempio per chiarire la forma logica:
le
proposizioni complesse del tipo detto condizionale,
Se piove, allora mi bagno o Se Napoleone era francese,
allora era europeo, etc., hanno in comune una medesima struttura
linguistica: una proposizione semplice unita ad un altra per
mezzo di un connettivo (se...allora);
possiamo mostrare tutto ciò con
appropriati simboli:
a)
p (piove; Napoleone era
francese);
b)
q
(mi bagno; Napoleone era europeo);
c)
É
(se...allora);
d)
dunque scriviamo: p
É q (che
è la forma logica di qualsiasi condizionale).
- Facciamo
qualche esempio della notazione logica di Wittgenstein:
p,
q, r sono variabili che rappresentano proposizioni;
gli
operatori sono resi nel seguente modo:
| non
(negazione): ~ |
es.:
~p
(non p); |
| e
(congiunzione): . |
es.:
p . q (p e q); |
| o
(disgiunzione):
v |
es.:
p v q (p o q); |
| se,
allora (condizionale):
É |
es.:
p É q (se p allora q); |
| se
e solo se (doppio condizionale):≡ |
es.:
p ≡ q (p se e solo se q); |
|
|
|
|
|
|
|
|
(Altri autori usano simbolismi
diversi, per esempio la freccia per esprimere il condizionale: p→q)
- Una proposizione p ha due valori di verità: V, F.
Se
p
è una
proposizione semplice ciò si stabilisce immediatamente, dato
che essa ha in se stessa la possibilità di essere o vera (V)
o falsa (F);
Una
proposizione complessa (ottenuta mettendo in relazione – per
mezzo di operatori
– due o più proposizioni semplici) avrà un valore di
verità che dipende (è in funzione di) da quello delle
proposizioni semplici che la costituiscono. Per esempio, la
proposizione complessa p
v q va
analizzata nel seguente modo:
Dallo
schema, che si chiama tavola di verità, è possibile vedere che la verità
della disgiunzione p v
q è funzione delle proposizioni che la
costituiscono: basta che uno dei due disgiunti sia vero
per far sì che essa sia nel complesso logicamente vera. In
sintesi p v q
può essere espresso con la formula V V V F.
L’aforisma
5.
101 presenta un quadro sintetico delle funzioni di verità
del calcolo proposizionale.
- Particolare rilievo assumono due funzioni di verità il cui valore
di verità è fisso:
- la Tautologia è sempre vera:
essa è una proposizione della forma
p v ~p (l’esempio di Wittgenstein è piove o non piove,
che è sempre vero sia che piova, sia che non piova;
questo accade perché tale proposizione include tutte le
possibilità del tempo atmosferico, la pioggia o tutto
quello che non è pioggia). La funzione di verità della
tautologia sarà dunque: V V.
- la Contraddizione è sempre falsa: essa è una proposizione
della forma p
. ~p (l’esempio di Wittgenstein
è piove e non piove, che è chiaramente
sempre falso, dato che le due proposizioni considerate
contemporaneamente sono incompatibili e, quindi,
contraddittorie: non può piovere e contemporaneamente non
piovere). La funzione di verità della contraddizione sarà
perciò: F F.
Wittgenstein
mostra che il calcolo proposizionale consta di pure e semplici
trasformazioni tautologiche:
Le
proposizioni della logica sono tautologie (6.1)
Le proposizioni della
logica dicon quindi nulla. (Esse sono le proposizioni
analitiche). (6.11)
La
tautologia (e quindi la logica proposizionale nel suo complesso)
è perciò priva
di senso
(ted.: sinnloss):
non parla del mondo, né rimanda ad alcuna situazione
particolare dichiarabile vera o falsa (dato che rimanda a tutte ed esprime, così, la pura
possibilità logica). È priva di senso ma non insensata
(ted.: unsinnig),
poiché ci permette di operare in maniera proficua sul
simbolismo e sulla struttura stessa del linguaggio:
Che
le proposizioni della logica siano tautologie mostra le
proprietà formali – logiche – del
linguaggio, del mondo. (6.12)
|