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Tutta
la discussione precedente, e in particolare quella sul calcolo
proposizionale, ci ha già portato all’interno di questa
sezione.
Sappiamo
già cosa sia una proposizione complessa, come essa può essere
rappresentata in sede logica e come il suo valore di verità (V/F)
sia funzione del valore di verità delle proposizioni
costituenti (due o più).
Lo
studio del linguaggio dal punto di vista logico conduce alla
conclusione che il calcolo delle proposizioni è un insieme di
trasformazioni tautologiche e, come tale, non dice nulla del
mondo. Esso però mostra (a chi lo sa guardare, e questo
non si spiega né logicamente né tanto meno empiricamente) i
modi in cui possiamo dire il mondo per mezzo di proposizioni.
Il
linguaggio, inteso poi nella sua interpretazione scientifica,
circoscrive la parte del reale che possiamo pensare
correttamente, e quindi dire, e dire chiaramente.
Espresso in
un altro modo, solo ciò che può essere detto nel linguaggio
descrittivo della scienza può essere pensato con chiarezza.
Ciò
non elimina che il linguaggio stesso si scontri con limiti ben
precisi. Esso non può dir tutto, ma solo quello che si può
dire chiaramente.
Il
linguaggio non può dire tutto il mondo, né il mondo può
essere detto tutto nel linguaggio.
Ciò
è vero anche da un punto di vista personale:
I limiti
del mio linguaggio significano
i limiti del mio mondo. (5.6)
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