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Eleonora d'Arborea

Cagliari

L. Wittgenstein : Il Tractatus Logico-philosophicus

  5. La proposizione è una funzione di verità delle proposizioni elementari

 

Tutta la discussione precedente, e in particolare quella sul calcolo proposizionale, ci ha già portato all’interno di questa sezione.

Sappiamo già cosa sia una proposizione complessa, come essa può essere rappresentata in sede logica e come il suo valore di verità (V/F) sia funzione del valore di verità delle proposizioni costituenti (due o più).

Lo studio del linguaggio dal punto di vista logico conduce alla conclusione che il calcolo delle proposizioni è un insieme di trasformazioni tautologiche e, come tale, non dice nulla del mondo. Esso però mostra (a chi lo sa guardare, e questo non si spiega né logicamente né tanto meno empiricamente) i modi in cui possiamo dire il mondo per mezzo di proposizioni.

 Il linguaggio, inteso poi nella sua interpretazione scientifica, circoscrive la parte del reale che possiamo pensare correttamente, e quindi dire, e dire chiaramente.

Espresso in un altro modo, solo ciò che può essere detto nel linguaggio descrittivo della scienza può essere pensato con chiarezza.

Ciò non elimina che il linguaggio stesso si scontri con limiti ben precisi. Esso non può dir tutto, ma solo quello che si può dire chiaramente.

Il linguaggio non può dire tutto il mondo, né il mondo può essere detto tutto nel linguaggio.

Ciò è vero anche da un punto di vista personale:

 

  I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. (5.6)

 

 

 

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